Due persone con la stessa gradazione, la stessa marca di lente, lo stesso listino. Una si trova benissimo, l’altra dice che «nuota» e dopo un mese torna l’occhiale vecchio. Succede più spesso di quanto si creda, e quasi mai la colpa è della lente.
Una progressiva non è un oggetto, è una costruzione
In una lente progressiva la gradazione cambia in modo continuo dall’alto verso il basso: in cima la visione da lontano, in mezzo l’intermedio, in fondo il vicino. Fra queste zone c’è un corridoio utile, e ai lati del corridoio zone in cui l’immagine è deformata. Non è un difetto: è geometria, e c’è in tutte le progressive del mondo.
Il punto è dove finisce quel corridoio rispetto alla tua pupilla. Se è centrato correttamente, i tuoi occhi lo percorrono senza accorgersene. Se è spostato di due millimetri, li costringi a cercarlo, e la sensazione è esattamente quella che le persone descrivono come instabilità.
Cosa si misura, oltre alla gradazione
- L’altezza pupillare in quella montatura. Non in astratto: in quella, indossata come la indossi tu.
- La distanza fra i centri, occhio per occhio. I visi non sono simmetrici, quasi mai.
- L’inclinazione del frontale e la curvatura. Cambiano il modo in cui la lente lavora davanti all’occhio.
- La distanza fra lente e occhio. Un occhiale che scivola sul naso non è lo stesso occhiale.
- Come muovi la testa e gli occhi. C’è chi ruota gli occhi e chi ruota il collo: la lente giusta è diversa.
Nel nostro studio questi dati li rileviamo fotograficamente, con l’occhiale scelto già indossato. Non è una misura a occhio con la penna: è un rilievo che restituisce numeri, e quei numeri finiscono nell’ordine di produzione.
Allora il marchio non conta?
Conta, ma meno di quanto si pensi e in modo diverso. La differenza fra un disegno d’ingresso e uno evoluto sta nell’ampiezza del campo utile e nella morbidezza del passaggio fra le distanze. È una differenza reale, e si sente. Ma una lente eccellente montata male lavora peggio di una lente semplice montata bene. Nell’ordine delle priorità, prima vengono le misure.
E il periodo di adattamento?
Con una progressiva ben costruita esiste, ed è breve: qualche giorno per imparare dove guardare. Se dopo due settimane la sensazione di instabilità è ancora lì, non è questione di abitudine ed è giusto tornare a farsi controllare. Un adattamento che non arriva è quasi sempre un sintomo, non un carattere.
Se stai valutando le prime progressive, o se quelle che hai non ti hanno mai convinto, possiamo partire dalle misure. Puoi prenotare un controllo visivo qui, oppure chiamarci allo 089 338392.

