Succede quasi sempre allo stesso modo. Non è che smetti di leggere: è che cominci ad allontanare il foglio. Poi cerchi la finestra, perché con più luce va meglio. Poi ti accorgi che al mattino ci riesci e la sera no. A quel punto qualcuno lo dice ad alta voce: «mi servono gli occhiali da vicino».

Non è la vista che cala. È il fuoco che si irrigidisce

Dentro l’occhio c’è una lente naturale, il cristallino, che cambia forma per mettere a fuoco da vicino. È un lavoro muscolare, e come tutti i tessuti elastici del corpo il cristallino perde flessibilità con gli anni. Il processo comincia molto prima dei quaranta: semplicemente, fino a un certo punto il margine che resta basta.

Per questo la presbiopia sembra arrivare all’improvviso. In realtà è arrivata piano, e a un certo punto ha superato la soglia oltre la quale te ne accorgi.

Perché la sera è peggio

Perché mettere a fuoco da vicino è uno sforzo, e lo sforzo si accumula. La stessa riga che al mattino leggi senza pensarci, dopo otto ore di lavoro richiede più di quanto hai ancora a disposizione. Non è un peggioramento: è la stessa condizione vista alla fine della giornata invece che all’inizio.

Vale anche per la luce. Con molta luce la pupilla si restringe e la profondità di fuoco aumenta — lo stesso principio del diaframma chiuso in fotografia. Ecco perché in spiaggia leggi il menu e al ristorante no.

Le soluzioni, in ordine di complessità

  • Occhiali da lettura. Semplici ed efficaci per chi sta bene da lontano e legge solo ogni tanto. Il limite è che vanno tolti e messi in continuazione.
  • Lenti per la distanza intermedia. Pensate per chi passa ore fra monitor, scrivania e persona seduta davanti. Ampliano la zona utile a scapito della visione da lontano.
  • Lenti progressive. Una sola lente per tutte le distanze. Sono la soluzione più comoda e anche la più delicata da realizzare: il risultato dipende molto dalle misure.
  • Lenti a contatto multifocali. Esistono e funzionano bene per alcune persone. Vanno provate, non ordinate a scatola chiusa.

L’errore più comune: aspettare

Molti rimandano perché temono che «una volta messi gli occhiali non se ne esce più». È una preoccupazione comprensibile ma infondata: il cristallino continua per conto suo, che tu porti o non porti gli occhiali. Quello che cambia rimandando è solo la quantità di affaticamento che ti porti addosso nel frattempo.

L’altro errore è comprare gli occhialini pronti al supermercato per anni. Come soluzione di emergenza vanno benissimo. Come occhiale quotidiano no: hanno la stessa gradazione sui due occhi — cosa quasi mai vera — e una distanza fra i centri ottici fissa, che raramente corrisponde alla tua.

Il controllo ottico non sostituisce la visita medica oculistica. In presenza di sintomi improvvisi o persistenti rivolgiti a un medico oculista.

Se hai iniziato ad allontanare il telefono per leggere i messaggi, vale la pena misurare a che punto sei. Puoi prenotare un controllo visivo qui, oppure chiamarci allo 089 338392.